(Il Sole 24 Ore Radiocor) - I vertici di Credit Agricole frenano sui progetti di fusione tra Banco Bpm e Banca Monte Paschi Siena, ma avvertono che alla luce della loro quota in piazza Meda «nulla può essere fatto» senza di loro. Incalzato dai cronisti in occasione della trimestrale, il ceo di Agricole, Olivier Gavalda, per la prima volta commenta così i rumors su un imminente M&A tra le due banche italiane: «Non abbiamo ricevuto alcun progetto, né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Bpm» e, di conseguenza, «non siamo in grado di dire se questo progetto potrebbe creare valore per gli azionisti» di Piazza Meda. Il vice amministratore delegato Jerome Grivet ha poi ribadito: «Non siamo a conoscenza di alcun progresso concreto in merito a questa proposta di discussione».
Subito dopo, però, dalla Banque Verte arriva un chiaro messaggio: «Con il 29,3% del capitale di Bpm, siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi. Ma ovviamente non siamo gli unici a prendere le decisioni».
Utile gruppo a 2,78 miliardi nel secondo trimestre
Nell'attesa che si chiarisca l'esito del risiko italiano, il cda di Credit Agricole ha dato il via libera ai conti del secondo trimestre, che chiudono con un utile netto di pertinenza del gruppo a 2,778 miliardi di euro, in aumento del +7,8% rispetto al secondo trimestre del 2025. I ricavi complessivi ammontano a 10,880 miliardi, in crescita del +12,9% con un aumento del margine di interesse netto delle banche regionali (+38%). Le spese operative si sono attestate a -6,143 miliardi (+4,6%) con un margine operativo lordo a 4,737 miliardi (+25,8%) e un rapporto cost/income del 56,5% (in miglioramento di -4,5 punti). Costo del rischio a -862 milioni (+2,7%). Allargando lo sguardo al semestre, il risultato netto di pertinenza del gruppo cresce a quota 4,875 miliardi (+6,8%) e del +14,5% escludendo l'effetto della plusvalenza Amundi.













