Diciotto giorni separano le due carte. Il 9 luglio il sindaco di Corigliano Rossano firma un’istanza-diffida e la spedisce agli enti regionali per farsi riconoscere i contributi che la legge calabrese destina ai Comuni nati da fusione. Il 27 luglio, a Palazzo Campanella, viene depositata la proposta di legge che abroga quella norma. Le firme in calce sono quelle dei capigruppo di maggioranza Vito Pitaro, Pierluigi Caputo, Angelo Brutto, Giuseppe Mattiani e Domenico Giannetta.

La diffida del 9 luglio

In un video pubblicato sui social, Flavio Stasi ricostruisce la sequenza dei fatti e sceglie di aprire con pizzico di ironia. “Si sta facendo un po’ di confusione, in particolare all’interno della maggioranza regionale, ma sono certo che tutto si risolverà al più presto”, premette il sindaco.L’atto è formale. “Il 9 luglio ho firmato e inviato agli enti regionali un’istanza-diffida per il riconoscimento al Comune di Corigliano Rossano dei contributi previsti dalla legge regionale 15 del 2006”, racconta il primo cittadino della terza città della regione per popolazione. La richiesta arriva prima dello scadere dei dieci anni dalla fusione e dopo altre istanze presentate negli anni scorsi, rimaste senza esito. “Abbiamo pensato – aggiunge – che fosse arrivato il momento che la Regione contribuisse a questo processo di ristrutturazione delle istituzioni territoriali”.Sul dato di cassa il sindaco è netto: “Dal 2018 a oggi la Regione non ha erogato un euro, a differenza di quanto accade in tutti i comuni fusi d’Italia, in cui le Regioni contribuisce ben più dello Stato”.