Ragioni di carattere finanziario spingerebbero per l’abrogazione della legge regionale sulla fusione dei Comuni: la proposta arriva dai capigruppo di maggioranza
NELLA passata legislatura regionale è stata al centro di una furiosa disputa tra maggioranza e opposizione. Parliamo della legge 15 del 2006, che detta norme in materia di “riordino territoriale ed incentivazione delle forme associative di Comuni”. È la legge, per intenderci, che disciplina – nel rispetto dell’articolo 133 della Costituzione – anche l’iter per la fusione di due o più Comuni. Nella scorsa legislatura, il centrodestra alla legge (e all’articolo che disciplina le fusioni) aveva apportato una modifica che infinite polemiche scatenò nella politica calabra.
La versione originaria della legge diceva che prima di istituire una nuovo Comune dopo fusione tra una o più città bisognava celebrare un referendum sulle delibere consiliari di fusione. Quella modificata nel 2023 cancellava l’espressione “sulle delibere consiliari di fusione” per sostituirla con l’aggettivo consultivo. Che era un po’ pleonastico, perché la norma costituzionale che si limita a un «sentite le popolazioni» nei fatti non impone referendum vincolanti e nelle esperienze fatte in Calabria sappiamo che si è andati avanti con le fusioni negli anni passati anche con il parere contrario di alcuni degli enti coinvolti.







