Pubblicato il: 31/07/2026 – 15:11

LAMEZIA TERME La Regione Calabria si prepara a cancellare definitivamente la legge regionale n. 15 del 2006, il provvedimento che per quasi vent’anni ha rappresentato il principale riferimento normativo in materia di riordino territoriale, gestione associata dei servizi comunali e incentivi economici destinati ai processi di fusione tra enti locali. Una proposta di legge presentata dai capigruppo della maggioranza di centrodestra Pitaro, Caputo, Mattiani, Giannetta, Brutto prevede infatti l’abrogazione integrale del testo, sancendo la fine di una disciplina che, secondo la stessa relazione illustrativa, da tempo aveva ormai perso ogni efficacia pratica. Il passaggio più significativo contenuto nella relazione accompagna una scelta che la Regione rivendica come politica prima ancora che amministrativa. Dal 2014, infatti, nei bilanci regionali non sono più stati previsti stanziamenti destinati ai contributi previsti dalla legge del 2006. Una decisione che, secondo i proponenti, ha reso di fatto impossibile l’applicazione della norma. L’assenza di finanziamenti ha impedito anche l’adozione del Programma regionale di riordino territoriale previsto dall’articolo 20 della legge, lo strumento attraverso il quale sarebbero dovuti essere definiti criteri e modalità per l’assegnazione degli incentivi ai Comuni interessati a fusioni o gestioni associate. Di fatto, la legge è rimasta priva degli strumenti necessari per produrre effetti concreti, trasformandosi in un contenitore normativo mai più alimentato dalle risorse economiche indispensabili alla sua attuazione. Nella relazione viene evidenziato anche come, negli ultimi anni, il quadro legislativo nazionale abbia progressivamente assunto un ruolo centrale nella disciplina delle fusioni comunali. In questo contesto – sostiene la maggioranza di centrodestra – si ritiene ormai superata la legge del 2006 e punta a semplificare il quadro normativo eliminando una disciplina rimasta sostanzialmente inattiva da oltre un decennio. Resta comunque fermo un elemento fondamentale: il referendum consultivo continua a essere previsto dalla legislazione nazionale e rappresenta ancora un passaggio essenziale nei procedimenti che portano all’istituzione di un nuovo Comune nato dalla fusione di enti esistenti.