di

Luca Bertelli

Guido Settembrino, all'epoca allenatore dell' U.S.O Travagliato, morto poi nel 2006, fece una promessa quando la signora Baresi era in punto di morte: «A Beppe e Franchino, per il calcio, ci penso io». In famiglia erano cinque fratelli, mamma Regina morì quando Franco aveva 13 anni: papà Terzo, agricoltore, venne investito quando il figlio ne aveva 17 ed era già al Milan.

Franco Baresi ha fatto le scarpe a tutti gli attaccanti del pianeta, eppure da piccolo a Travagliato (14 mila abitanti) non le aveva per giocare a calcio. Fuori dal casale di campagna, nel cortile, con i fratelli (cinque in totale, tra maschi e femminile) e gli amici calciava scalzo: l'unico paio, quello buono, non poteva essere rovinato per correre dietro a un pallone. Ma i valori imparati all'oratorio, nella provincia bresciana che negli anni Sessanta era tutta chiesa e lavoro, gli hanno permesso di diventare il migliore di tutti. Valutazione forse soggettiva, ma la statura morale del Capitano era oggettiva: "A scuola e in oratorio - raccontò - ho imparato la solidarietà, la disponibilità, lo spirito di sacrificio, diventati presto materia e principi di vita". Pochi ricordi della madre Regina, scomparsa a 13 anni (il padre Terzo, agricoltore, se ne sarebbe andato 4 anni dopo, investito da un’automobile).