| 30 Luglio 2026 17:32 |
2 minuti per la letturaRoma, 30 lug. (askanews) – Le opposizioni si ritrovano davanti a palazzo Chigi per dire “No al Grande fratello d’Italia”. Le minoranze hanno improvvisato un ‘flash mob’ davanti alla sede del governo per protestare contro il Dlgs che disciplina il riconoscimento facciale e l’uso dei dati biometrici, mostrando dei manifesti con la grafica della trasmissione ‘Grande fratello’. È giusto mettere l’intelligenza artificiale a disposizione di polizia e magistrati, spiegano, ma servono regole per evitare abusi e tutelare la privacy e la libertà dei cittadini.”L’intelligenza artificiale è molto potente se applicata alle azioni di polizia e alla sicurezza. Si deve poter usare ma garantendo ai cittadini che venga tutelata la loro libertà, loro privacy, la loro riservatezza. Il governo sta andando in una direzione sbagliata e oggi gliel’abbiamo fatto notare, ma quello che è a rischio sono libertà fondamentali, garanzie fondamentali in una democrazia. Vai, ci hanno provato” ha detto Riccardo Magi, Segretario di Più Europa.”Speriamo che strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale vengano messi a disposizione della magistratura e delle forze dell’ordine, ma devono essere utilizzati dentro le regole. Le regole vengono date dall’Europa, dall’Italia, nostra carta costituzionale. Questo schema di decreto legislativo del governo Meno di non ne teneva assolutamente conto” ha aggiunto Debora Serracchiani, Deputata del Partito Democratico.”Sul riconoscimento facciale – ha spiegato Filippo Sensi, Senatore del Partito Democratico – quello che loro cercano è non una questione di sicurezza, non è una questione che riguarda l’ordine del pubblico, ma riguarda l’idea della società con la sorveglianza. Il cittadino che va in strada può avere il volto riconosciuto e incrociati dati su quanto guadagna, delle bollette in pendenza o cose del genere. Noi siamo tutti per la Polizia di Stato ma non siamo per lo Stato di Polizia”.Devono rispettare le norme europee che dicono chiaramente una cosa, non si fa raccolta massiva di dati biometrici negli spazi pubblici, perché non siamo la Cina, non siamo l’Ungheria di Orban, noi non andiamo in quella direzione. Per fortuna abbiamo tutti gli strumenti per farli dire, anche con interrogazioni, io presenterò un’interrogazione alla Commissione Europea, per far dire che una cosa del genere non va bene” concludeBrando Maria Benifei Europarlamentare del Partito Democratico.











