Il 15 luglio il governo italiano ha prenotato 14,9 miliardi di euro destinati al piano straordinario di riarmo e rinforzo della difesa nazionale. Con questa spesa l’Italia si allinea all’impegno di destinare il 2% del PIL alla spesa militare rispettando gli impegni assunti durante il vertice NATO del 10 luglio 2026. Si tratta del più grande stanziamento per spesa militare della storia repubblicana fino ad oggi. Informazione sottaciuta dai media nazionali è che per coprire la spesa l’interesse medio applicato ai titoli di stato è pari al 3,8% annuo il che fa esplodere il costo dell’intera operazione nei prossimi venti anni a più di 23 miliardi di cui oltre 8 di interessi. A fronte di un debito pubblico italiano che ha superato i 3.095 miliardi di euro registrando un incremento record di 128 miliardi e di una pressione fiscale generale che si attesta intorno al 43% (per chi paga le tasse) è facile capire quali saranno gli effetti di questo ulteriore ricorso a debito: tagli duri sui servizi, incremento dell’età del pensionamento, americanizzazione dei sistemi di tutela del welfare, aumento esponenziale delle diseguaglianze.

Quale è la posizione del cosiddetto Campo Largo nei confronti di questo scenario? I due principali partiti di opposizione – Pd e 5Stelle – hanno opinioni radicalmente disallineate al riguardo. La segretaria del Pd, Elly Schlein, è favorevole al riarmo e all’invio di armamenti a Kiev. I 5Stelle sono invece contrari alla continuazione dei finanziamenti per la guerra in Ucraina e più prudenti sul riarmo. Trattandosi di una questione dirimente per il futuro del paese e delle nuove generazioni è impensabile che i due partiti possano governare insieme senza immediate fratture.