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27 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 13:22
Mentre il 24 aprile il Milex, l’Osservatorio sulle spese militari italiane, ci informava che in tre anni il governo Meloni sono ha avviato 78 nuovi programmi di riarmo per un costo di 38 miliardi di euro, il 25 aprile la Campagna Un’altra difesa è possibile ha portato stand informativi nei luoghi della memoria, della Resistenza, della Costituzione, da Casa Cervi a Monte Sole, per promuovere la Difesa civile, non armata e nonviolenta. Non si inaugurava solo la Click week, la settimana di iniziative diffuse per invitare a firmare proposta di legge di iniziativa popolare, ma si ribadiva e si rendeva concreto un principio di continuità: la Liberazione oggi si chiama disarmo, la Resistenza si chiama nonviolenza.
L’elemento identitario primario del fascismo, le cui squadracce nacquero sul mito della “vittoria mutilata” nella prima guerra mondiale, è stato il militarismo, per questo il ripudio costituzionale della guerra è il principio fondante dell’antifascismo repubblicano. La Costituzione non si limita ad una invocazione di generico pacifismo, ma ripone il “mezzo” e lo “strumento” della guerra tra i ferri vecchi della storia dopo Hiroshima e Nagasaki, promuovendo così la preparazione di mezzi e strumenti nuovi e pacifici – come indicato dalla Carta delle Nazioni Unite evocate nel secondo comma dell’Articolo 11 – per la “risoluzione delle controversie internazionali”. La Costituzione, nata dalla lotta di liberazione dal fascismo e dalla guerra, esprime un progetto di civiltà disarmata e nonviolenta dentro al quale si inserisce e va letta – come ha indicato la Corte Costituzionale – anche la “difesa della patria” prevista nell’Articolo 52.






