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29 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:22
L’ho scritto più volte: nel tempo della guerra globale permanente, i movimenti per la pace e il disarmo non possono più essere solo re-attivi nella forma della contestazione dei conflitti armati e dei genocidi, ma devono diventare pro-attivi nella costruzione di strutturali politiche di pace, coerenti con la Costituzione, anche sul piano legislativo. Lo aveva già chiaro Aldo Capitini che, concludendo nel 1961 dalla Rocca di Assisi la Marcia della pace per la fratellanza dei popoli, enunciò la Mozione del popolo della pace. Lo ha ribadito – e provato a realizzare – Alex Langer all’International Citizens’ assembly, in occasione della prima guerra del Golfo (e siamo ormai alla terza): “I movimenti per la pace devono sforzarsi di essere sempre meno costretti ad improvvisare per reagire a singole emergenze, ed attrezzarsi invece a sviluppare idee e proposte forti, capaci di aiutare anche la prevenzione, non solo la cura di crisi e conflitti. Dobbiamo, dunque, preoccuparci di alternative credibili, se non vogliamo finire per arrenderci alle “guerre giuste”.”
Forti di questa consapevolezza e raccogliendo quelle eredità, tre reti – Rete italiana pace e disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza nazionale enti di servizio civile – lo scorso 16 marzo hanno depositato presso la Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta, ossia il “programma costruttivo”, per usare il lessico gandhiano, del movimento pacifista e nonviolento italiano. E’ il salto di qualità di un movimento plurale che non solo contrasta guerre, bellicismo e militarismo, ma si propone come legislatore di alternative politiche attive di pace, attraverso un istituto di democrazia diretta.






