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Ultimo aggiornamento: 14:30
Il videomessaggio sul grande schermo di Kaja Kallas alla “Maratona per la Pace” della Cisl, nel quale dice che “se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra” sembra tratto da una pagina di 1984 di George Orwell, dai cui schermi il Grande Fratello ribadiva le formule “la pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.
La proposta della Kallas, ripetuta ossessivamente dall’establishment della Ue e dai vertici della Nato, non è proprio innovativa e tantomeno ragionevole: deriva dalla massima latina si vis pacem para bellum, ampiamente superata dal moderno pensiero razionale europeo, laico e religioso, che ne rivela la sperimentata controproduttività. Che pure l’Alta rappresentante per gli affari esteri e vicepresidente della Commissione europea, che non perde occasione di citare i “valori” europei, dovrebbe conoscere.
Da Erasmo da Rotterdam, “La guerra piace a chi non la conosce” (Adagia), ad Immanuel Kant, “Gli eserciti permanenti devono col tempo scomparire del tutto. Infatti pronti come sono a mostrarsi sempre armati a questo scopo minacciano costantemente gli altri Stati e spingono questi a superarsi a vicenda nella quantità degli armati…“ (Per la pace perpetua); da Bertrand Russell, “La preparazione alla guerra, lungi dall’essere un mezzo per prevenire la guerra, è in realtà la causa principale delle guerre. (…) Gli armamenti e le alleanze militari creano un clima di sospetto e paura che porta inevitabilmente al conflitto” (Common Sense and Nuclear Warfare), a Papa Giovanni XXIII, “La guerra è aliena alla ragione” (Pacem in terris), la deterrenza militare è disvelata nella sua infondatezza e logica perversa che alimenta la minaccia che dichiara di voler prevenire. E’ il dilemma, o paradosso, della deterrenza, come ho spiegato più volte.






