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Ultimo aggiornamento: 12:14

di Stefano Briganti

Nel discorso sullo stato dell’Unione europea del 2025, Ursula Von der Leyen affermò che è finito il tempo della pace. La baronessa si riferiva alla pace per l’Europa, ma a distanza di pochi mesi la fine della pace si è estesa dai confini degli stati baltici a ovest fino a quelli indiani a est e a sud fino all’Africa subsahariana.

Nel giro di quattro anni si è coniato un nuovo significato della parola “pace”: la pace attraverso la forza delle armi o, se si preferisce, la pace attraverso la guerra di cui le armi sono lo strumento. Abbiamo iniziato a vivere il paradosso dello slogan della politica del Grande Fratello del romanzo di Orwell 1984: La guerra è pace. È sicuramente indicativo dei tempi il fatto che da settembre 2025 lo Us Department of Defense ha cambiato nome e ora è Us Department of War. Il Ministero della Guerra esiste solo negli Stati Uniti ed è emblematica la dichiarazione, rivolta all’esercito, del suo capo Pete Hegseth riguardo l’aggressione americana all’Iran: “[la guerra]…alle nostre condizioni. Nessuna stupida regola d’ingaggio, nessuna palude di costruzione di nazioni, nessun esercizio di costruzione della democrazia, nessuna guerra politicamente corretta. Combattiamo per vincere e non sprechiamo tempo o vite [americane]. (i morti iraniani non sono nel conto delle vite sprecate, nda). Rimani concentrato. Il nostro comandante in capo è saldo al volante. Affrontiamo un nemico determinato, ma tu sei migliore. Ma dobbiamo dimostrarlo ogni singolo giorno. Alla storia non importa se siamo stanchi, se abbiamo paura o se la lotta sembra grande. Richiede guerrieri che si elevano comunque. Pace attraverso la forza. L’ethos del guerriero. Letalità…” (Washington, 2 marzo 2026).