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Ultimo aggiornamento: 16:29

C’è una sorta di ironia della storia, se si pensa che quest’estate cade il 50esimo anniversario dell’Atto finale di Helsinki della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Quel documento aprì le porte alla distensione tra est e ovest segnando simbolicamente la fine della guerra fredda e inaugurando il tempo della coesistenza pacifica.

Esattamente cinquant’anni dopo infuria la guerra fra Russia e Ucraina e fra Israele e Iran, oltre a tanti altri conflitti locali, e il mondo boccheggia col fiato sospeso davanti al possibile intervento militare degli Stati Uniti a fianco di Israele. Ove questo avvenisse, potrebbe determinare un mostruoso e incendiario effetto domino. E intanto l’annientamento di Gaza e della sua gente è scomparso dalle prime pagine, mentre imperversa come prima e più di prima.

Tutti i tabù sono caduti: si discute se, quando e dove usare l’arma atomica, si trasforma in legittima difesa qualsiasi attacco al nemico, si opera una scientifica pulizia etnica con lo sterminio sistematico di un popolo, con la fame, la mancanza di farmaci, la distruzione di