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Ultimo aggiornamento: 12:41

di Luca Spagnolo

Ah, la militarità! Che bel concetto, così limpido, così pulito. Evoca ordine, disciplina, senso del dovere. Roba da farci un bel poster e appenderlo in ufficio, magari in quello di qualche ministro. Peccato che, come spesso accade in questo nostro disgraziato Paese, la linea di demarcazione tra una cosa e il suo opposto sia un confine che più che invalicabile sembra un’invitante autostrada. E così, dalla nobile militarità si scivola, con una facilità imbarazzante, nel più becero e stantio militarismo.

Il militarismo, per chi non ha avuto l’onore di conoscerlo, è quel simpatico meccanismo per cui la divisa non è più simbolo di un servizio reso alla comunità, ma diventa una sorta di camicia di forza mentale. Una roba che ti comprime il cervello, ti impedisce di pensare, di dissentire, di chiedere il minimo sindacale di diritti. È quando il “si è sempre fatto così” diventa la risposta a qualsiasi domanda, l’unica verità possibile. È un’alzata di spalle, un “lei che ne sa?”, un tentativo di liquidare ogni istanza di civiltà, di dignità, di sicurezza sul lavoro.