Ci risiamo. L’Europa mette sul piatto 150 miliardi di euro a tasso agevolato, con quarantacinque anni per restituirli e dieci di grazia prima di toccare il capitale, per finanziare esattamente ciò di cui le nostre Forze armate hanno un disperato bisogno – e il dibattito politico italiano riesce comunque a trasformare un’opportunità storica in un teatrino di ipocrisie trasversali. L’opinione del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi

Partiamo da un dato che nessuno può onestamente contestare: quei soldi non sono un’opzione tra tante. Sono qui, ora, a un costo inferiore a quello che pagheremmo emettendo Btp per la stessa identica spesa — spesa che, va detto con chiarezza, faremo comunque, perché gli impegni Nato non sono negoziabili e il piano di incremento della spesa difesa è già scritto nei documenti di bilancio. La domanda vera non è “spendere o non spendere”. È: spendere risparmiando o spendere di più, indebitandoci allo stesso modo ma pagando interessi più alti, e per giunta senza l’obbligo di tracciabilità che il Safe impone sui programmi europei? Perché è questo che pochi dicono ad alta voce: con il Safe sappiamo esattamente dove va ogni euro. Con il debito generico, quei miliardi si perdono nelle pieghe di un bilancio pubblico che l’opinione pubblica non ha né il tempo né gli strumenti per scandagliare riga per riga.