Un semplice pretrattamento termico a 100 gradi Celsius per una durata compresa tra 5 e 10 minuti consente di estrarre chitina di elevata qualità dai carapaci del granchio blu in modo più rapido, con un minor impiego di sostanze chimiche e garantendo una resa finale nettamente superiore. È il risultato dello studio pubblicato sulla rivista International Journal of Biological Macromolecules e coordinato da Alessandra Verardi, ricercatrice del Laboratorio Bioeconomia circolare rigenerativa del Centro Ricerche ENEA Trisaia, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica, elettronica e sistemistica (DIMES) dell’Università della Calabria. La ricerca individua un percorso innovativo per valorizzare gli scarti del crostaceo alieno, promuovendo modelli produttivi ad alto valore aggiunto legati alla bioeconomia.
Le proprietà della chitina e l’innovazione del processo
La chitina rappresenta fino al 70% del peso del carapace del granchio blu ed è il secondo polisaccaride più abbondante in natura dopo la cellulosa. Caratterizzata da spiccate proprietà antiossidanti, antimicrobiche, biocompatibili e biodegradabili, la macromolecola trova impiego strategico in ambiti che spazia dall’industria alimentare all’agricoltura, fino alla cosmetica e al campo biomedico. Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno messo a confronto il processo di estrazione eseguito su carapaci freschi e su strutture già sottoposte a cottura, analizzando indicatori fondamentali quali purezza, cristallinità e grado di acetilazione.











