La condanna che non c’è stata...

Pasquale Ferraro

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La nuova strategia della tensione è appena cominciata, e quello che è successo in Val di Susa ne è stata una plastica e drammatica dimostrazione. Non basta un laconico “sono stati i Black Bloc” per rimettere i peccati di chi quella guerriglia l’ha progettata, organizzata e attuata con metodi che lasciano intuire la complessità del sistema organizzativo che vi sta dietro.

Quello dei “No Tav” è stato puro e semplice terrorismo, attuato con metodi che non possono essere ridimensionati neppure dal più abile imbonitore intellettuale che — come troppo spesso accade — tende a sminuire responsabilità che, oltre ai profili di antigiuridicità, celano un chiaro intento di terrorismo politico. Chi lancia molotov contro le Forze dell’Ordine non è un manifestante, ma un delinquente, un terrorista. Perché chi attacca le Forze dell’Ordine attacca lo Stato, le istituzioni, la Repubblica. Per questo fa riflettere, e non poco, la recalcitrante ritrosia con la quale alcune forze politiche della sinistra esprimono condanne che dovrebbero essere apodittiche e condivise. Il motivo è noto: ci sono troppe connivenze con centri sociali, antagonisti, gruppi universitari violenti e frange anarchiche. Connivenze che non vengono interrotte, legami che non vengono infranti per puro calcolo politico e anche perché, in fondo, una certa sinistra radicale, pur essendosi borghesizzata, si pensa e si interpreta ancora come rivoluzionaria.