Roma. Le violenze a Chiomonte, il cantiere No Tav trasformato in teatro di guerriglia, i disordini a Bologna dopo la morte di Abderrahim Fakir, la difficoltà di isolare i responsabili e le polemiche politiche attorno allo “scenario Torino”, la città dove, nello scorso gennaio, il corteo per il centro sociale Askatasuna è degenerato in scontri tra antagonisti e polizia. Come evitare l’escalation e ogni forma di contiguità a sinistra? E come parlare di sicurezza? Piero Fassino, oggi deputato dem, già segretario dei Ds, ministro della Giustizia e sindaco di Torino, ha pubblicato in passato due saggi anticipatori: “Tav-perché Sì” (ed. La nave di Teseo, 2018, scritto con l’altro ex sindaco dem di Torino Sergio Chiamparino), e “Sicurezza e giustizia” (ed.Donzelli, 2001). Da dove partire oggi? “Di fronte ai fatti di Chiomonte”, dice Fassino al Foglio, “non c’è alcuna giustificazione possibile per chi pratica la violenza come metodo di azione politica perché questi gruppi antagonisti in azione in Val di Susa non vogliono alcun confronto sulla Tav, ma semplicemente la rifiutano, come rifiutano qualsiasi infrastruttura, interpretata come un’espressione di capitalismo selvaggio e imperialismo”. Altra cosa, dice Fassino, “era il movimento nato in quelle zone tra gli anni Novanta e Duemila, un movimento che aveva le sue ragioni: la Val di Susa, per anni e anni, era stata oggetto di un grande investimento con la costruzione dell’autostrada del Frejus, costellata per lungo tempo di cantieri. La popolazione temeva il bis con la Tav, motivo per cui contestò, con i sindaci a fianco. A quel punto il governo nominò un nuovo commissario, l’architetto Mario Virano, uomo che aveva sensibilità politica e al tempo stesso competenze professionali. Il progetto fu interamente ridisegnato secondo l’attuale tracciato: non più cantieri largamente in superficie, ma cantieri in gran parte in galleria – tanto che oggi gli assalti No Tav avvengono all’imbocco dei tunnel. Una parte della popolazione e dei sindaci accettò allora di partecipare alla ridefinizione del progetto, cosa che ha determinato la graduale riduzione del movimento iniziale, sostituito dall’emergere di un movimento antagonistico”. Tuttavia gli striscioni No Tav compaiono anche in Comune a Torino. “Alzati dai Cinque Stelle. Il sindaco dem Stefano Lorusso si è sempre pronunciato in modo esplicito a favore della Tav, mettendoci la faccia, come del resto abbiamo fatto io e i governatori del Piemonte Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso. E non per una ragione ideologica, ma di merito: il 55 per cento delle esportazioni italiane verso l’Europa transita nel quadrante Ovest (penisola iberica, Francia, Gran Bretagna e Benelux) e la Tav in Val di Susa mira a trasferire su ferrovia un flusso che oggi è tutto su gomma, cosa di cui gli antagonisti forse neppure si accorgono: contestano la ferrovia quando c’è un’autostrada lungo la quale passano ogni giorno centinaia di camion; ed è in corso di progettazione una seconda canna del tunnel dell’autostrada, con impatto ambientale enormemente superiore a quello della ferrovia. Con la Tav, la tratta Torino-Lione si farà in circa due ore, determinando un radicale cambiamento dello spazio di relazione ed economico tra le due città, creando grandi opportunità di investimenti, di crescita e di lavoro”. Intanto però la sinistra ha un problema: isolare i violenti. Qualcuno dice: fate come ai tempi del Pci. “Le posizioni pregiudiziali vanno combattute, serve una battaglia culturale”, dice Fassino. Ma a Torino e Bologna c’è stato un problema di debolezza con le frange violente? “Assolutamente no: né a Torino né a Bologna da parte del Pci-Pds-Ds, prima, e da parte del Pd poi, c’è mai stata alcuna tolleranza. Abbiamo sempre combattuto coloro che usano la violenza, conducendo invece un confronto culturale e politico con chi contesta pacificamente”. Si pone oggi, al centrosinistra che si candida a governare, anche un tema sicurezza. “La sicurezza”, dice Fassino, “è un bene prezioso e un diritto di ogni cittadino, riconosciuto da tutti anche a sinistra”. Serve però una correzione di approccio, secondo Fassino: “Per lungo tempo a sinistra il ragionamento è stato: siccome gran parte dei fenomeni di illegalità ha radici sociali nella marginalità, nella povertà, nel disagio minorile, se si rimuovono quelle ragioni la sicurezza è garantita. Ma così si coglie solo un pezzo di verità. Sulla sicurezza occorre agire a tutto campo. Fa parte di una politica di sicurezza come si organizza un territorio, come lo si dota di servizi sociali, come si mette in campo una politica educativa, come si combattono le sacche di marginalità e devianza. Ma è altrettanto importante predisporre strumenti di prevenzione e repressione: presidiare il territorio, disporre delle forze di polizia necessarie, intervenire per contrastare ogni fenomeno di violenza senza alcuna forma di tolleranza. Su questo la sinistra deve essere tanto determinata quanto lo è nell’agire per rimuovere le ragioni sociali dell’illegalità. Ed è così che si può sconfiggere l’approccio esclusivamente securitario della destra”.
Fassino: "Nessuna giustificazione per i violenti", e sulla sicurezza non soltanto prevenzione, ma anche repressione
"Questi gruppi antagonisti in azione in Val di Susa non vogliono alcun confronto sulla Tav, ma semplicemente la rifiutano, come rifiutano qualsiasi infrastruttura, interpretata come un’espressione di capitalismo selvaggio e imperialismo”











