Negli ultimi cinque anni una mia cara amica ha vissuto una serie di stravolgimenti: un matrimonio affrettato, due gravidanze, la perdita del lavoro, un trasloco fallito, il ritorno a casa, una depressione post-partum, un’altra depressione e continui litigi con la famiglia. Dice di essere “fortemente contraria” ai farmaci e non può permettersi una terapia.

In tutto questo, io ci sono sempre stata: sono volata da lei per andarla a trovare, l’ho aiutata a preparare la cameretta dei bambini, ho organizzato una rete per assicurarle i pasti e sono stata disponibile al telefono a tutte le ore del giorno e della notte. Sento di poter dire che sono stata una buona amica.

_Quest’anno ha continuato a insistere perché provassi un programma di allenamento di un’app basata__sull’intelligenza artificiale. Le ho detto che non volevo e che mi metteva a disagio sentirmi dire quando e come allenarmi, per ragioni legate al disturbo alimentare di una mia familiare, cosa che la mia amica sa bene. È esplosa, mi ha accusata di volerla umiliare e non mi ha parlato per un mese._

Quel mese è stato rivelatore. Ho capito che il nostro rapporto ormai era a senso unico, che ruotava intorno ai suoi problemi, che la sua rabbia era come un ronzio continuo di sottofondo. Senza i suoi sfoghi e il suo rancore costante – compresi i messaggi quotidiani pieni di invettive contro la famiglia, i suoceri e il mercato del lavoro – ho provato una pace che non sentivo da anni.