iversi anni fa, avrò avuto sedici anni, di fronte alle battute delle mie amiche sul fatto che un mio caro amico fosse in realtà innamorato di me, mia sorella minore mi disse una di quelle verità che solo le adolescenti sanno dire con tanta disinvoltura: “Non capisco cosa ci sia da ridere, alla fine anche l’amicizia è una forma d’amore”.
A distanza di tempo, questa frase continua a farmi riflettere sulla quantità di pensieri stereotipati e costrutti sociali che condizionano le nostre aspettative e i nostri comportamenti nelle relazioni interpersonali. Uno stereotipo diffuso riguardante l’amicizia è quello per cui i rapporti amicali sarebbero fondamentali per l’infanzia e per le fasi evolutive della vita, ma dovrebbero essere progressivamente sostituiti da cose più importanti nella vita adulta: la relazione romantica, il “farsi una famiglia”. A un certo punto della vita le amiche e gli amici, quando restano, dovrebbero essere persone con cui condividiamo determinate esperienze e momenti specifici, ma in secondo piano rispetto alle relazioni gerarchicamente più rilevanti.
Questa gerarchia con cui concepiamo le relazioni ridimensiona l’importanza di alcune forme di intimità, e ci porta a usare espressioni come “solo amicə” quando non si ha interesse ad avere un rapporto romantico con una persona, come se l’amicizia fosse per sua essenza qualcosa di meno importante; un’idea frustrante non solo per chi non ha una relazione romantica o non ha interesse a costruirla, ma anche per chi, pur avendola, desidera anche altri tipi di intimità. Ricordo una conversazione di qualche anno fa con una mia cara amica: mi diceva di essere terrorizzata pensando al momento in cui dormire con lə amicə, quando questə avrebbero avuto delle relazioni romantiche stabili, sarebbe diventato una cosa da evitare, in qualche modo sbagliata o inopportuna, non adatta ad amicizie adulte.







