Da anni si parla della scomparsa estiva della bassa Pesa. Diventata emblema nazionale (quest’anno insieme al lago Trasimeno) dei cambiamenti climatici. Colpa del caldo eccessivo che quest’anno è parecchio evidente. Colpa dei troppi prelievi, sia legali che abusivi (questi ultimi appurati dal Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno). Ma sta saltando fuori anche dell’altro, ossia la presenza di faglie nella vallata che inghiottiscono l’acqua che finisce chissà dove. In inverno e primavera, il ‘fenomeno’ non è troppo palese perché la Pesa assomiglia agli altri corsi d’acqua paralleli come Greve, Elsa ed Era. Difficile calcolare quella poca acqua in meno, che d’estate diventa invece evidente. L’assessore di Montelupo Lorenzo Nesi, coordinatore del Contratto di Fiume Pesa, mantiene ancora riserbo e profilo basso ma dinanzi a questa situazione afferma: "Dallo studio dell’acquifero stanno emergendo queste ‘faglie’ che ne provocano in determinati tratti l’inabissamento in falda. Stiamo aspettando i risultati".

Va detto, a supporto di questo, che da qualche anno la Pesa è studiata parecchio. Uno dei sopralluoghi chiave in bassa valle è avvenuto poco più di un mese fa: vi hanno preso parte rappresentanti dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale, del Comune di Montelupo (che, ricordiamo, è di fatto capofila di tutte le amministrazioni del bacino) e dell’Autorità Idrica Toscana. La media e bassa valle della Pesa divide idealmente l’Antiappennino dall’Appennino. È difatti sede, insieme alla vicina Valdelsa, di ripetuti anche se non forti terremoti (storicamente alcuni però di notevole potenziale, come nel 1895 ed undici anni fa). Situazioni che ora sono sotto studio per capire la dinamica strana di questo corso d’acqua (e poter trovare, come detto all’indomani del sopralluogo, finalmente dei rimedi). Del resto, pochi giorni fa è stato reso noto il declassamento del metanodotto Snam che transita per lungo tratto della vallata, proprio per la natura dei terreni. Andrea Ciappi