La tragedia30 luglio 2026 alle 00:52Bari Sardo, l’omelia del parroco La madre dell’ucciso: grazie a tutti

Le rose e le orchidee bianche coprono quasi interamente il feretro di frassino chiaro. Fiori candidi per Simone Concas, il 19enne di Bari Sardo ucciso il 22 luglio. Nella chiesa della Nostra Signora di Monserrato, la cerimonia funebre si apre con il canto “Apri le tue braccia, corri incontro al Padre”, un inno che accompagna il giovane verso una dimensione ultraterrena. In una giornata di lutto cittadino, a Bari Sardo, ci sono centinaia di persone unite in un dolore inspiegabile: un ragazzo con una vita davanti morto ammazzato con due coltellate. La madre Sara, il padre Emanuele e la sorella di Simone non si staccano un attimo dalla bara arrivata dall’obitorio di Lanusei. La accarezzano, quasi a voler trattenere i frammenti di un’esistenza spezzata. La famiglia siede al primo banco, vive il rito in un dolore composto.

L’omelia

Sono le 18, in chiesa il caldo si fa opprimente. Lungo la navata, gli amici di Simone assistono alla messa con occhiali scuri a mascherare il volto rigato dalle lacrime. Il dolore più devastante, però, è quello della famiglia. Emanuele fa da scudo a Sara e ad Alessia, senza togliere lo sguardo dal feretro dell’unico figlio maschio. Nel silenzio della navata risuonano le parole del parroco, don Pietro Sabatini: «Il dramma di questi giorni ci lascia sgomenti. La vita di Simone è stata strappata troppo presto all’affetto dei suoi familiari, che oggi sono incapaci di comprendere e accettare l’entità della sofferenza». Sull’altare don Sabatini celebra insieme al suo collaboratore parrocchiale, don Antonio Carta, don Danilo Chiai e il frate Francesco Boi, questi ultimi di Bari Sardo. Il parroco volge lo sguardo ai genitori dell’ucciso e alle autorità civili (il sindaco, Ivan Mameli, siede sul lato destro della navata): «Simone ci chiede di continuare a vivere anche per lui. Ci chiede di costruire un mondo migliore che lui non ha fatto in tempo a conoscere. Al Signore chiedo di accrescere la nostra fede. Adesso serve la preghiera. Serve anche alla nostra comunità per avere il coraggio di mettersi in discussione. Talvolta paghiamo scelte forse troppo egoistiche e superficiali. Il Signore ci illumini».