Le motivazioni della sentenza del filone abbreviato del processo “Imponimento” contro la cosca Anello-Fruci di Filadelfia: dalla sentenza del processo “Prima” del 2004 fino alle indagini più recenti, decine di collaboratori di giustizia confermano la continuità operativa del sodalizio criminale

VIBO VALENTIA – “Una cosca che non ha mai smesso di esistere”; è questa, in sintesi, la conclusione a cui è giunta la Corte d’Appello di Catanzaro nella sentenza del filone abbreviato del processo “Imponimento” (il cui blitz scattò nel 2020), ripercorrendo oltre trent’anni di storia criminale della cosca Anello-Fruci, il sodalizio di ‘ndrangheta radicato nel Vibonese e in particolare nel comune di Filadelfia.

Il precedente giudiziario: il processo “Prima”

Il punto di partenza della ricostruzione è la sentenza emessa dal GUP di Catanzaro il 22 marzo 2004, al termine dell’operazione denominata “Prima”. Quella pronuncia aveva già accertato l’esistenza del sodalizio sin dal 1988, individuando in Rocco Anello il capo promotore, affiancato dal fratello Tommaso (suo luogotenente nei periodi di detenzione), da Pietro Ferrise, da Giuseppe e Vincenzino Fruci, da Antonio Umbro e da Vittorio Michienzi.

Il raggio d’azione della cosca comprendeva i comuni di Filadelfia, Polia, Maida, Curinga, Francavilla Angitola, Pizzo, San Nicola da Crissa, Monterosso Calabro e Capistrano. Le attività illecite contestate spaziavano dalle estorsioni ai danneggiamenti, fino al traffico di stupefacenti, con una dotazione di armi già consistente in quegli anni.