Prima il dispositivo. Poi un’attesa durata 673 giorni. Quasi due anni per conoscere le ragioni della sentenza pronunciata il 23 settembre 2024 dalla Corte d’appello di Catanzaro nel filone celebrato con rito abbreviato del processo “Imponimento”. Le motivazioni sono state depositate in cancelleria soltanto martedì 28 luglio 2026. Un ritardo che diventa esso stesso la prima notizia. Nel dispositivo i giudici avevano riservato 90 giorni per il deposito, sospendendo per lo stesso periodo i termini di custodia cautelare. Dal verdetto al deposito ne sono passati complessivamente 673. E nel frattempo sono trascorsi sei anni e una settimana dal blitz scattato il 21 luglio 2020, al culmine delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotte dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro e dal Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della Guardia di finanza di Roma.
Il provvedimento, composto da 493 pagine complessive, porta la firma della Prima sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro, presieduta da Loredana De Franco, con i consiglieri Giancarlo Bianchi e Ippolita Luzzo. Al centro della contestazione associativa c’è la ricostruzione della cosca Anello-Fruci, la cui esistenza viene fatta risalire al 1988 e che, secondo la Corte, sarebbe rimasta operativa “senza soluzione di continuità” fino al periodo coperto dalle indagini di “Imponimento”.






