“Si rinvia al 6 marzo 2030”. C’è scritto così, nero su bianco, in un provvedimento della Corte d’Appello di Catanzaro depositato il 9 giugno 2026. Un cittadino che ha proposto appello dovrà attendere fino a quella data per la prossima udienza. Non per la sentenza. Non per la decisione finale. Ma solo per sperare che la causa possa andare, magari, in decisione.

A denunciare il caso è l’avvocato Antonello Talerico, componente del Consiglio nazionale forense per il distretto della Corte d’Appello di Catanzaro. Una data che, secondo il legale, fotografa lo stato della giustizia meglio di qualsiasi relazione ufficiale: 6 marzo 2030. E pensare che la causa, sottolinea Talerico, era iniziata nel 2013. Il messaggio che arriva al cittadino è durissimo: “Tornate fra quattro anni”. È il titolo scelto dallo stesso Talerico per raccontare una vicenda che, a suo giudizio, mostra tutta la distanza tra i principi scritti sulla carta e la realtà delle aule giudiziarie.

Il rinvio al 2030 e il rischio di un nuovo slittamento

Nel provvedimento si fissa dunque la nuova udienza al 6 marzo 2030. Ma, osserva Talerico, nemmeno quella data garantisce una decisione. “Ovviamente anche a quella udienza nel 2030 la causa non verrà decisa poiché nel frattempo sarà cambiato anche il relatore ed il collegio giudicante”, scrive l’avvocato, aggiungendo che potrebbe arrivare “l’ennesimo rinvio a distanza di altri 3/4 anni almeno”. Il risultato, secondo la denuncia, è paradossale: una causa partita nel 2013 potrebbe trascinarsi fino al 2034, cioè oltre vent’anni dopo il suo avvio.