“La lasagna è il cibo più perfetto della natura”, Garfield non ha mai avuto dubbi. Da quasi cinquant’anni il gatto arancione nato dalla matita di Jim Davis sogna, difende e divora teglie di pasta al forno con una dedizione assoluta. Quando nel 1978 compare sulle pagine di 41 quotidiani americani, nessuno immagina che quella sua ossessione gastronomica contribuirà a trasformare un piatto italiano in un simbolo popolare mondiale.
Garfield arriva alla fine di un viaggio già lunghissimo: prima di diventare il cibo preferito di un gatto dei fumetti, la lasagna aveva attraversato corti medievali, cucine regionali, ricettari antichi e tavole familiari, ogni epoca ha aggiunto uno strato, senza cancellare quelli precedenti. Il primo equivoco da chiarire riguarda proprio le origini: la lagana romana, ricordata anche da Orazio nel I secolo a.C., non era ancora la lasagna che conosciamo oggi, ma probabilmente era una sfoglia sottile di impasto, una sorta di pane piatto cotto al forno o forse fritto. A collegarla alla lasagna moderna erano soprattutto il nome e l’idea di una pasta tirata sottile, non certo la presenza di strati, ragù e formaggio.
La trasformazione arriva nel Medioevo, quando gli impasti di acqua e farina iniziano a essere lessati: il termine lasagna compare nel XIII secolo e celebre è il riferimento di Fra’ Salimbene da Parma che, nella sua cronaca del 1284, racconta di un frate corpulento dicendo “Numquam vidi hominem, qui ita libenter lasagna cum caseo comederet sicut ipse”, ovvero “non vidi mai nessuno che come lui si abbuffasse tanto volentieri di lasagne con formaggio”. Quelle lasagne erano molto diverse da quelle attuali: larghe strisce di pasta preparate con sola acqua e farina, cotte in acqua o brodo e servite asciutte con formaggio grattugiato, ma già allora esisteva una versione più ricca, destinata alle tavole importanti. Nei ricettari legati alla corte angioina compaiono preparazioni spettacolari, con lasagne farcite con uova, formaggio e lardo, circondate da salsicce e decorate con figure di pasta. Più che una semplice portata, un piccolo teatro gastronomico.








