ROMA – Ormai è un bollettino di guerra. E gli analisti parlano di “momento Nokia”, di un possibile tramonto inesorabile di un intero settore che troppo a lungo ha puntato sul motore a combustione e ha ritardato la rivoluzione elettrica e digitale avviata da oltre un decennio in Cina. Nell’ultima settimana Mercedes, Volkswagen e la sua controllata Audi hanno annunciato un profit warning sul 2026: i tre colossi dell’auto tedesca non riusciranno a eguagliare neanche i risultati dell’anno scorso. E anche se i 5.500 esuberi volontari ottenuti già da Mercedes hanno abbattuto i costi del 10%, sulle spese del settore continua a gravare la crisi in Medio Oriente, che ha aumentato i costi dei materiali e dell’energia. Anche l’indotto è scivolato in una crisi nera: il gigante Bosch ha annunciato ad aprile una perdita di 400 milioni nel 2025 e ha dichiarato l’intenzione di tagliare fino a 22mila posti nei prossimi anni.
Il convitato di pietra della mostruosa crisi del cuore dell’industria tedesca continua a essere la Cina, che sta letteralmente espellendo i grandi nomi del made in Germany grazie alla vertiginosa ascesa dei marchi locali come Byd, Geely o Xiaomi. Nei primi sei mesi del 2026 Mercedes ha venduto lì il 28% di veicoli in meno, l’Audi ha incassato lì appena 73 milioni di euro; un anno fa era stato il quadruplo. Nei primi sei mesi di quest’anno il gruppo Volkswagen, di cui fanno parte tra gli altri Vw, Audi, Skoda o Porsche, ha venduto 4,1 milioni di veicoli in Cina, il 6% in meno rispetto al periodo analogo del 2025. I sindacati sono già sulle barricate perché il gigante di Wolfsburg ha raddoppiato il numero degli esuberi programmati nei prossimi anni a 100mila.









