La guerriglia in Val di Susa ha lasciato sul terreno non solo devastazione e feriti, ma anche le prime avvisaglie di una nuova frattura politica. Sicuramente tra maggioranza e opposizione, e pure tra le fila del centrodestra. Fratelli d’Italia e Lega viaggiano sulla stessa emergenza, ma con due ricette diverse, sfidandosi su chi avrà il compito di trasformare l’assalto al cantiere della Torino-Lione in una nuova stretta sul fronte della sicurezza. E nessuno vuole arrivare secondo.

Prima ancora delle norme, però, c’è la battaglia parlamentare. Alla Camera il centrodestra parla di «terrorismo premeditato», mentre le opposizioni chiedono che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi venga in Aula a riferire, allargando il bersaglio anche a Matteo Salvini. È la scintilla che fa esplodere il confronto. A dare il via è Fabrizio Comba, deputato di FdI, che sollecita un’informativa urgente del Viminale sui «gravissimi atti di violenza eversiva» avvenuti. «Una vera azione di terrorismo premeditato», scandisce. La maggioranza si compatta intorno alle forze dell’ordine, indica negli antagonisti – e in particolare nel centro sociale Askatasuna – il punto di riferimento di una presunta «regia eversiva» e ipotizza un possibile fiancheggiamento politico da parte di settori dell’opposizione. Dai banchi della minoranza arriva una reazione altrettanto dura. Nessuno giustifica gli scontri, ma il centrosinistra sposta la discussione sulle responsabilità della prevenzione e della gestione dell’ordine pubblico. Chiara Appendino, per il M5s, chiede che Piantedosi spieghi come sia stato possibile arrivare a una notte di guerriglia, ma chiama in causa anche Salvini: «Venga a spiegare» una scelta, quella della Torino-Lione, che per i pentastellati continua a rappresentare un investimento lontano dalle priorità dei cittadini. Il Pd, con Federico Fornaro, condanna le violenze «inaccettabili», ma respinge il tentativo della maggioranza di trasformare gli scontri in un’arma contro le opposizioni. «Dov’era l’intelligence? », è la domanda che rimbalza dai banchi del campo largo. Tanto che Avs definisce «inutili» i decreti Sicurezza varati finora dal governo. Lo scontro è aspro, però, non ferma la corsa di FdI e Lega verso una nuova stretta, dal palese sapore elettorale. Se è vero che la linea del governo resta prudente e che al Viminale non risultano tavoli tecnici al lavoro, le iniziative parlamentari, invece, fervono, utili anche solo a piantare una bandierina. In particolare quella che non hanno intenzione di lasciare a Roberto Vannacci.