Bastano pochi versi dell'Odissea per raccontare una delle più grandi storie di fedeltà della letteratura: quella di Argo, il cane che aspetta Ulisse per vent'anni, lo riconosce quando nessun altro ci riesce e muore subito dopo averlo rivisto.
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Vent’anni di lontananza e un ritorno che nessuno riconosceIl cane che riconosce l’uomo, non il reLa lacrima nascosta dell’eroeArgo muore dopo aver compiuto l’unica missione che gli era rimastaPerché Argo è diventato il simbolo universale della fedeltàIl ritorno di Argo al cinema grazie a Christopher Nolan
Ci sono pagine della letteratura che riescono a sopravvivere ai secoli perché parlano di sentimenti universali. Non importa quanto tempo sia trascorso dalla loro nascita, né quanto siano cambiati il mondo, le società o le persone: continuano a emozionare perché raccontano qualcosa che appartiene profondamente all’esperienza umana. Tra queste c’è senza dubbio l’incontro tra Ulisse e il suo cane Argo, una scena che nell’Odissea occupa appena pochi versi ma che, da quasi tremila anni, rappresenta una delle più potenti immagini di amore, fedeltà e attesa mai consegnate alla storia della letteratura.
Nel grande poema di Omero trovano spazio guerre, divinità, mostri, tempeste e viaggi straordinari, eppure uno dei momenti più intensi non vede protagonisti né eroi né sovrani, ma un vecchio cane che, dopo aver aspettato il proprio padrone per un’intera vita, riesce finalmente a rivederlo un’ultima volta prima di morire.












