Parigi. Ci voleva una veterana del giornalismo francese come Raphaëlle Bacqué, firma storica del Monde, per alzare il velo sui segreti inconfessabili degli Arnault, “l’ultima famiglia reale di Francia”, come la definisce nella sua maxi-inchiesta in sei puntate scritta a quattro mani con Vanessa Schneider. Un’inchiesta che ha come punto focale la figura di Bernard Arnault, capo di Lvmh, un impero mondiale del lusso che conta 75 marchi (Louis Vuitton, Dior, Bulgari, Loro Piana, gli champagne Moët e Chandon, la catena Sephora…), e che racconta una realtà molto diversa dall’immagine di compattezza che il gruppo ha sempre cercato di trasmettere: dietro le fotografie ufficiali, la comunicazione controllata fino al minimo dettaglio e la narrazione sulla meritocrazia emergono rivalità, diffidenze e una competizione permanente tra i cinque figli di “Monsieur Bernard”, Delphine, Antoine, Alexandre, Frédéric e Jean, tutti collocati in posizioni di vertice e tutti, almeno potenzialmente, candidati a raccogliere l’eredità del padre.Arnault ha preparato per anni la successione, facendo crescere Delphine, Antoine, Alexandre, Frédéric e Jean all’interno del gruppo e affidando loro responsabilità sempre maggiori: Delphine è ceo di Christian Dior Couture, Antoine ricopre il ruolo di presidente di Berluti e di Loro Piana, Alexandre è vicepresidente esecutivo di Moët Hennessy, Frédéric è ceo della divisione orologi di Lvmh, e Jean, il più piccolo, è watch director di Louis Vuitton. Proprio questo modello, tuttavia, avrebbe progressivamente alimentato una guerra silenziosa. In un’organizzazione dove ogni nomina viene interpretata come un indizio sulle intenzioni del fondatore, qualsiasi promozione assume il valore di un’investitura. Ma il tema della successione resta ancora tabù. Lo scorso anno, Lvmh ha innalzato a 85 anni il limite di età per ricoprire le cariche di presidente e amministratore delegato, e ad aprile, secondo quanto rivelato dal Monde, Bernard Arnault, 77 anni, si sarebbe rivolto con questi toni ai cinque figli: “Smettetela di contendervi la mia poltrona, prima dimostrate il vostro valore, io sono ancora qui”. E per fugare ogni dubbio avrebbe precisato davanti all’assemblea generale del gruppo che la questione della sua sostituzione non si porrà prima di “sette o otto anni”.Nell’inchiesta del Monde, frutto di sei mesi di lavoro e di innumerevoli colloqui con collaboratori e dirigenti di Lvmh, nonché con i membri della famiglia Arnault (Monsieur Bernard compreso), si apre anche il vaso di pandora sui pessimi rapporti tra i due figli nati dal primo matrimonio, Delphine e Antoine, e la seconda moglie del padre, la pianista canadese Hélène Mercier. Chiunque “scommetta sull’incrinatura di una famiglia per vendere della carta (…) dovrà aspettare a lungo”, ha reagito Bernard Arnault in una lettera pubblicata su X dal servizio stampa di Lvmh, nella quale con toni sarcastici attacca il quotidiano che a suo avviso avrebbe sfoderato “l’artiglieria pesante” per pubblicare nient’altro che un “rotocalco” contro di lui. La sede di Lvmh viene descritta come una corte, con rituali, gerarchie e un’etichetta rigidissima, dove i dipendenti devono rivolgersi ai membri della famiglia con appellativi formali, nessuno deve essere in sovrappeso e persino la scelta di una cravatta può essere corretta prima di incontrare il patron. “La soluzione migliore sarebbe scegliere un dirigente esterno alla famiglia come suo successore”. È la frase, scrive il Monde, che si sente sempre più spesso negli ambienti d’affari, che temono un conflitto sanguinoso alla morte del patriarca.
La maxi-inchiesta del Monde sull'impero di Bernard Arnault
La successione di Lvmh, impero mondiale del lusso, è ancora un tabù e il quotidiano francese racconta una realtà molto diversa dall’immagine di compattezza che il gruppo ha sempre cercato di trasmettere. La guerra silenziosa tra i cinque figli di “Monsieur Bernard”














