Una foto di Bernard Arnault, al centro, tra i cinque figli. Da sinistra, Alexandre, Frédéric, Jean, Delphine e Antoine Arnault (foto courtesy Lvmh)

Più che un “semplice” gruppo del lusso, Lvmh appare oggi come un impero familiare contemporaneo, nato nel 1987 dalla fusione tra Moët Hennessy e Louis Vuitton con un’operazione che ha inaugurato una nuova idea di conglomerato globale capace di riunire sotto un’unica visione alcune delle maison più prestigiose al mondo. A guidarne la traiettoria, dal 1989, è Bernard Arnault, presidente, azionista di maggioranza e, soprattutto, artefice di un modello unico che ha trasformato il gruppo nel leader mondiale del lusso. Un sistema costruito nel tempo attraverso acquisizioni mirate, crescita strategica e una capacità quasi unica di far convivere espansione e tutela delle identità dei singoli marchi, preservandone storia, savoir-faire e autonomia creativa.

Con oltre 75 maison attive nei settori chiave del lusso — dalla moda alla pelletteria, dai vini e distillati alla gioielleria, fino alla cosmetica, all’hospitality e ai media — Lvmh rappresenta un ecosistema culturale ed economico globale presente in oltre 80 paesi, un impero costruito con una miscela unica di rigore, intuito, strategia e sostenibilità che caratterizza l’approccio di Arnault senior da sempre e che gli ha permesso di trasformare acquisizioni e rilanci in strumenti di consolidamento del potere del suo gruppo. Gruppo che è ancora saldamente nelle sue mani e della cui successione non parla palesemente pur avendo costruito intorno a sé un perimetro familiare sempre più centrale per la governance presente e futura. Ne fanno parte i suoi cinque figli, Delphine e Antoine, nati dal matrimonio con Anne Dewavrin, e Alexandre, Frédéric e Jean, avuti dalla pianista canadese Hélène Mercier, che oggi siedono ai vertici delle principali maison e che, ad eccezione di Jean per una semplice questione anagrafica, fanno già parte del consiglio di amministrazione del gruppo. Quello che è certo è che, una volta al mese, si ritrovano tutti intorno al tavolo da pranzo dell’ultimo piano del palazzo di Avenue Montaigne sede di Lvmh ascoltando il padre che orchestra temi di discussione, chiede valutazioni, ascolta pensieri e disegna, ogni volta di più, il domani. Un rituale e insieme una certezza per una famiglia che ha trasformato il lusso in una questione dinastica contemporanea e che ha creato strutture societarie tali da renderlo, ancora e sempre (o per lo meno fino al 2052), letteralmente una questione di famiglia.