Bernard Arnault (ph Magali Delporte, courtesy Lvmh)
Bernard Arnault apre una finestra sul proprio percorso personale e manageriale. Da sempre poco incline alle lunghe apparizioni pubbliche, il presidente e ceo di Lvmh ha concesso una rara intervista di oltre un’ora e 40 minuti a Guillaume Pley per il podcast e canale YouTube francese Legend. Una conversazione diventata un’occasione insolita per conoscere il lato più personale dell’uomo più ricco di Francia, che ha affrontato temi che spaziano dall’educazione ricevuta in famiglia alla costruzione del primo gruppo mondiale del lusso, fino ai rapporti con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alle esperienze vissute nel mondo della Formula 1, di cui da questa stagione Lvmh è partner globale.
Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio il termine «lusso», che nonostante tutto Arnault continua a considerare poco rappresentativo dell’attività del gruppo. «Non è una parola che mi piace particolarmente», ha spiegato, osservando come il concetto venga spesso associato a superficialità, ostentazione e frivolezza. Una definizione che, secondo il manager francese, non riflette la natura del business di Lvmh, fondato invece sul valore dell’artigianalità, del savoir-faire e della qualità manifatturiera. Per Arnault, infatti, il gruppo opera nel settore dei prodotti di alta qualità, frutto di competenze artigianali altamente specializzate che rappresentano il vero patrimonio delle maison controllate dal colosso francese.






