Noi uomini dovremmo imparare dagli animali selvatici, e non da quelli domestici di allevamento, per evitare gli sprechi, le contaminazioni alimentari e soprattutto l’obesità nei bambini. I fatti però dimostrano che dagli animali selvatici non impariamo niente e, quel che è più grave, non vogliamo imparare niente, non vogliamo studiare la loro alimentazione, in primo luogo di quelli evoluzionisticamente a noi più prossimi: le scimmie antropomorfe, in particolare lo scimpanzé, animale con il quale condividiamo più del 98% del nostro patrimonio genetico. Perché tanta indifferenza verso questo mondo dal quale potremmo ottenere molte informazioni utili per la nostra salute alimentare?

La risposta è la ricerca del profitto ad ogni costo, quello delle multinazionali alimentari e di tutte le loro componenti incluse le certificazioni internazionali, spesso opache per i consumatori, con delle norme sulla qualità, sull’origine dei prodotti e sui loro trattamenti, che sono spesso facilmente aggirabili se non fraudolente. Infine c’è una componente politica, nel senso che le lobby agroalimentari spesso veicolano a loro vantaggio le leggi sia nazionali sia internazionali, soprattutto quelle della Comunità Europea. Per inciso, più del 60% del bilancio europeo è rivolto alla produzione agricola.