È difficile restare indifferenti allo sguardo che ogni proprietario conosce molto bene. Quello del cane ai piedi del tavolo, occhi puntati, in attesa di un pezzetto di ciò che stiamo mangiando, con l’incrollabile fiducia e certezza che, prima o poi, qualcuno cederà. E spesso ha ragione. Ma è proprio lì che si misura la tenuta della nostra resistenza, perché condividere il cibo è uno dei modi più naturali per dichiarare affetto e cementare un legame, ma con cani e gatti non è un gesto privo di conseguenze. La loro dieta e i loro bisogni nutrizionali, infatti, non coincidono quasi mai con i nostri.

Dietro il boccone allungato sotto il tavolo o la condivisione di un vero e proprio pasto c’è un fenomeno sempre più diffuso: l’umanizzazione della ciotola. In pratica, la tendenza a considerare gli animali domestici sempre più simili alle persone, finendo per umanizzare anche il loro cibo e quindi somministrando avanzi casalinghi, assaggi dal piatto o ricette preparate con la stessa logica con cui si cucina per un membro umano della famiglia.

Secondo il sondaggio internazionale di Dog Food Advisor, condotto su quasi 10.000 proprietari di cani, il 56% ritiene che i cani dovrebbero seguire un’alimentazione ispirata al cibo umano, mentre il 50% dichiara di aver preparato pasti casalinghi per sfiducia verso i prodotti in commercio. Tendenza che riguarda anche i gatti: ricerche pubblicate sul Journal of Feline Medicine and Surgery riportano che un proprietario su cinque integra la loro alimentazione con cibo umano e nel 36% dei casi si tratta soprattutto di avanzi domestici.