Un pezzetto di pizza passato da sotto il tavolo. Un avanzo della grigliata come premietto. Una porzione di pasta avanzata dritta in ciotola, «perché tanto è genuina». Per milioni di cani e gatti italiani l'estate è anche questo: il periodo dell'anno in cui le regole della ciotola si allentano e gli animali finiscono sempre più spesso per condividere il cibo degli esseri umani. Dietro questi gesti si nasconde un fenomeno in continua crescita che gli esperti chiamano “umanizzazione dei pet”: la tendenza a considerare cani e gatti sempre più simili a persone, anche dal punto di vista alimentare. Ma se l'intenzione è quella di offrire il meglio ai nostri compagni di vita, il risultato potrebbe essere esattamente l'opposto.

Oltre un proprietario su due pensa che il cane debba mangiare come un umano

Secondo un recente sondaggio internazionale di Dog Food Advisor, il 56% dei proprietari ritiene che i cani dovrebbero seguire un'alimentazione simile a quella umana. Una convinzione che spesso si traduce nell'utilizzo di avanzi domestici o nella preparazione di pasti fatti in casa. La tendenza riguarda anche i gatti. Studi pubblicati sulle riviste scientifiche Journal of Feline Medicine and Surgery e Scientific Reports mostrano che circa un proprietario su cinque integra abitualmente la dieta del proprio felino con alimenti destinati agli esseri umani. Un fenomeno che nasce dall'amore per gli animali, ma che può trasformarsi in un problema sanitario.