Il cannibalismo è diventato uno dei tabù più profondi e diffusi della storia umana non tanto per una naturale repulsione verso questa pratica, quanto perché rappresenterebbe un grave rischio per la sopravvivenza delle comunità che la adottano. È questa la conclusione di uno studio pubblicato su PNAS, secondo cui il consumo di carne umana avrebbe esercitato nel corso dell’evoluzione una forte pressione selettiva, favorendo la comparsa di norme sociali e culturali volte a scoraggiarlo. Gli autori della ricerca, Michal Misiak dell’Università di Breslavia e Petr Turecek dell’Università Carolina di Praga, hanno sviluppato un modello matematico per analizzare le conseguenze della pratica del cannibalismo nel lungo periodo.
I risultati indicano che un ricorso continuativo a questa forma di alimentazione potrebbe compromettere la stabilità demografica di una popolazione, aumentando la diffusione di malattie tra gli individui che si nutrono di carne umana e favorendo, nei casi più estremi, un progressivo declino della comunità. “Abbiamo esaminato il corpo umano come potenziale fonte di cibo, analizzando sia i guadagni energetici che i costi nascosti”, ha dichiarato Misiak in un comunicato stampa diffuso dall’Università di Breslavia. “Dal punto di vista calorico, una persona si rivela essere un pasto medio”.









