Siamo stati cannibali, sia all'interno della nostra specie, che in famiglia, condividendo la pratica con parenti prossimi come i Neanderthal. A ribadirlo, sottolineando le diverse sfumature con cui il comportamento si presentava in un lontano passato (a tratti non così lontano) è uno studio apparso di recente sulle pagine di Scientific Reports, in cui nello specifico si parla di esocannibalismo: di cosa si tratta?Il caso del cannibalismo nel Nord EuropaSi parla da tempo del fenomeno del cannibalismo in antropologia, e periodicamente si riaccendono i riflettori sul tema. Per potersi esprimere sulla presenza della pratica non solo servono reperti sospetti da analizzare, ma servono analisi e simulazioni che possono richiedere lunghi anni, e che si arricchiscono nel tempo con l’arrivo di nuove tecnologie. Ma non solo: il punto non è solo stabilire se fosse avvenuto o meno, ma cercare di capire perché questo avvenisse, spiegano gli autori. Per esempio: fu una necessità mangiare propri simili o aveva un significato rituale? O altro ancora?Per approfondire il tema i ricercatori - che già qualche anno fa, avevano dimostrato la presenza del cannibalismo tra i Neanderthal - hanno eseguito un’estesa analisi di resti ossei provenienti dal Nord Europa, nello specifico dalla terza grotta di Goyet, in Belgio. Qui, scrivono i ricercatori, si trovano diversi resti di Neanderthal con segni di cannibalismo, come fratture, tagli, segni di macellazione e di estrazione di midollo, in modo simile a quanto si faceva con animali, come renne e cavalli. I consimili però individui non del posto, ma provenienti da grotte vicine, come suggerito dalle analisi isotopiche, ripercorrono gli esperti. E su questo caso in particolare, risalente a più di 40 mila anni fa, i ricercatori hanno voluto vederci più chiaro.Le nuove indagini e i motivi che hanno portato al cannibalismoNel nuovo studio quindi hanno approfondito le analisi su oltre 100 resti ossei provenienti dalla zona, con nuove indagini morfologiche e il confronto con resti ossei di altri individui dell’epoca, inclusi rappresentanti dei sapiens. Sono state condotte nuove indagini isotopiche (per capire l’origine degli individui e cosa mangiassero) ed è stato determinato il sesso degli individui. Erano sei in tutto (almeno femmine tra adolescenza ed età adulta, un neonato e un bambino), e secondo le analisi morfologiche e strutturali, combinate con alcune simulazioni, si trattava di una popolazione fragile e di piccola statura. Popolazione, sottolineano gli autori, non casuale dal punto di vista demografico, e magari frutto di una sorta di selezione. Questo unito ai segni di cannibalismo suggerisce, scrivono gli autori, pratiche di esocannibalismo: ovvero cannibalismo diretto verso componenti esterni del gruppo, tendenzialmente individui più deboli, si legge nell’articolo.Perché? Forse il comportamento è riconducibile alla presenza di conflitti o al tentativo di ridurre la competizione tra gruppi distinti di Neanderthal, eliminando i nuovi nati o le femmine, proseguono gli autori. Magari sotto la pressione indiretta esercitata da Homo sapiens (anch’esso, tra l’altro, avvezzo a pratiche di cannibalismo). “Il caso di Goyet rappresenta la prova più convincente emersa finora di competizione intergruppo tra le popolazioni di Neanderthal del tardo Pleistocene - si legge nel paper in merito - Con il graduale arrivo di nuovi gruppi di Homo sapiens, che a quanto pare non interagirono con i Neanderthal locali, la pressione demografica e la competizione tra i gruppi potrebbero essere aumentate nella regione”.Anche i sapiens erano cannibaliGli autori infine non escludono che gli stessi episodi di cannibalismo a Goyet possano essere stati opera di Homo sapiens. Anche se in questi casi gli studi nel campo e le analisi dei resti suggeriscono come il cannibalismo fosse una pratica funebre, un rito, più che un comportamento adottato per necessità (nutrizionali) come vi raccontavamo anche qualche tempo fa. Nel caso di Homo sapiens le ossa dei propri simili venivano anche lavorate a volte, e usate per creare degli oggetti, come delle coppe con i crani, ci ricordava Silvia Bello, antropologa del Natural History Museum di Londra. In quell’occasione Bello sottolineava come in altri tempi, in altri luoghi, e in contesti del tutto diversi, la pratica del cannibalismo potesse rappresentare persino un atto di rispetto verso il defunto. E non solo migliaia di anni fa.