Potrebbe essere stato un grande freddo glaciale il killer dell’Homo neanderthalensis

Potrebbe, le prove, come vedremo tra poco, sono solide, ma se la notizia viene sparata così, si rischia di renderla inverosimile, perché il terreno dell’evoluzione è particolarmente mobile, e avere fretta non è saggio, come dimostrò lo stesso Charles Darwin, ritardando per decenni la pubblicazione dell’ “Origine delle Specie”.

La verità è che delle ragioni per le quali, verso i 40 mila anni fa, Lui disse al Sapiens, da qualche millennio suo vicino di casa, ma anche testimone sospetto, “vado a prendere le sigarette” e non si fece più vedere, si discute da 170 anni. Da quando, cioè, i suoi resti fossili, sulle prime attribuiti a un idiota, vennero ritrovati nella valle renana intitolata al musicista seicentesco Joachim Neander, cognome che in greco, per gli amanti delle coincidenze, vuol dire, appunto, “uomo nuovo” e che in realtà il compositore, seguendo la moda umanista, aveva adottato traducendo alla lettera l’originale tedesco Neumann. Anche limitandoci alle congetture più recenti e meno fantasiose sulla scomparsa di questo uomo, la cui diversità da noi, se c’era, continua a eludere le definizioni, l’elenco rimane difficile da smaltire in poche righe.