I guadagni, almeno sulla carta, sono per lo più a favore di un necessario cambiamento negli stili di vita a tavola. Anche se non si tratta di una sfida semplice, tutt’altro. Cambiare le nostre abitudini alimentari, e così il sistema della produzione di cibo, produrrebbe dei benefici enormi all’ambiente e alla nostra salute: tema su cui torna, con nuove stime relative a questi benefici, una nuova analisi apparsa nei giorni scorsi sulle pagine di Nature, focalizzata sulle trasformazioni agricole correlate.

“Trasformare i sistemi alimentari porterebbe enormi benefici potenziali per la nostra salute e per l'ambiente, ma, come dimostrano i nostri risultati, comporterebbe anche cambiamenti fondamentali per l'agricoltura globale e influenzerebbe la vita di milioni di agricoltori e produttori alimentari”, spiega dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine il ricercatore a capo dell’analisi, Matt Gibson: “Anziché usare questi risultati come scusa per l'inazione, è fondamentale che i governi affrontino la sfida e prendano decisioni difficili per il bene della nostra salute e del pianeta. Questo significa confrontarsi con i potenti gruppi che traggono profitto dallo status quo e da un sistema alimentare globale che attualmente delude sia chi produce il nostro cibo sia chi dovrebbe nutrirsi di esso”. Le avvertenze di Gibson scaturiscono dall'osservazione di quello che potrebbe accadere al sistema agricolo entro il 2050 sposando la dieta della Planetary Health Diet (Phd) proposta dalla Commissione Eat Lancet. Si tratta, ricordiamo brevissimamente, di un regime alimentare ampiamente vegetale, che privilegia cereali integrali e legumi come fonte proteica, prevede il consumo moderato di latticini e uova e un ridotto consumo di carni, specialmente rosse. In sostanza un modello alimentare largamente ispirato alla dieta mediterranea. Ma per cambiare la tavola serve cambiare le abitudini delle persone, e ancor prima la produzione di cibo. Di fatto servirebbe soprattutto ridurre la quota di risorse destinate all’allevamento di bestiame, aumentando quelle destinate ai prodotti vegetali. Ma in che misura? Di quali entità di cambiamenti stiamo parlando? E con quali risultati, quali rischi?