Spesso, davanti agli effetti devastanti della crisi del clima, ci sentiamo impotenti. Se la causa principale del riscaldamento globale sono le emissioni legate ai combustibili fossili, è giusto pensare che a livello planetario chi governa debba trovare una intesa per ridurre queste emissioni. Ma se volessimo, nel nostro piccolo, trovare un modo efficace per contribuire ad abbassarle quotidianamente, quale potrebbe essere il più efficace? Passare a una dieta vegana, ribadisce ancora una volta la scienza. Questa volta però due studi differenti ci forniscono una chiave di lettura in più, basata su dati che sostengono come l’impronta di carbonio di un cittadino che non mangia prodotti animali è la metà rispetto a quella di chi invece segue una dieta tradizionale.
Una ricerca del Physicians Committee for Responsible Medicine pubblicata su JAMA Network Open racconta infatti come una dieta vegana a basso contenuto di grassi sia associabile “a una significativa riduzione delle emissioni di gas serra (GHGE) e della domanda energetica cumulativa (CED)” rispetto per esempio alla dieta americana standard. Lo studio, che si basa su dati ed esami di cittadini di Washington, mostra come la dieta vegana permetta “una riduzione del 51% dei gas serra (GHGE) e di 1.313 grammi di CO2 equivalente a persona al giorno”. Se chi mangia vegano abbatte di oltre la metà la sua impronta di carbonio il principale motivo è attribuibile al ridotto consumo di carne, seguito poi dal basso consumo di latticini e uova. "Con la crescente consapevolezza dell'impatto ambientale delle diete, sostituire prodotti animali con quelli vegetali diventerà onnipresente quanto ridurre, riutilizzare e riciclare” sostiene Hana Kahleova, autrice dello studio aggiungendo come “questa analisi ci mostra quanto siano importanti le nostre scelte alimentari quotidiane".






