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Il mare di Capo Milazzo è un osservatorio privilegiato dei cambiamenti climatici. In un tratto di costa considerato tra i più preziosi della Sicilia nord-orientale, il Mediterraneo sta mostrando segnali sempre più evidenti di trasformazione: aumento delle temperature, sofferenza degli organismi più sensibili, modifiche degli equilibri naturali.

A raccontare questi cambiamenti è anche il progetto “Mare Caldo”, promosso da Greenpeace Italia insieme all’Università di Genova, che da anni monitora gli effetti del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini italiani con una rete di stazioni distribuite lungo le coste del Paese, tra cui l’Area marina protetta di Capo Milazzo. Un’attività di ricerca che assume un valore particolare proprio in questo territorio, dove il mare rappresenta non solo una risorsa ambientale ma anche il cuore dell’identità locale. Le osservazioni condotte – sottolinea il biologo Carmelo Isgrò – hanno evidenziato un progressivo aumento della temperatura dell’acqua, rilevato sia negli strati superficiali sia in profondità, confermando come il cambiamento climatico non sia un fenomeno lontano, ma una realtà già visibile nei nostri fondali. Il riscaldamento interessa l’intera colonna d’acqua e arriva anche oltre i 40 metri di profondità, con conseguenze sugli organismi più vulnerabili. Tra i segnali più preoccupanti figurano fenomeni di sbiancamento, perdita di tessuto in diverse specie marine, indicatori di uno stress ambientale sempre più evidente.