L'area marina protetta rientra in quelle monitorate sullo stato di salute delle acque. L'ong: «Temperature di 25 gradi a 30-40 metri di profondità. Ridurre emissioni gas serra»

C'è anche Torre Guaceto nel report «Mare Bollente» stilato da Greenpeace. L'area marina protetta pugliese ha raggiunto nel 2025 temperature calde, fino a 25 gradi, anche a 30-40 metri di profondità in base ai monitoraggi biologici effettuati. Il calore accumulato in estate sulla superficie del mare si è trasferito anche in profondità, attraverso il mescolamento della colonna d'acqua dovuto al vento.Nell'area di Torre Guaceto, al pari di quelle dell'Isola d'Elba in Toscana e dell'Asinara in Sardegna, sono stati osservati impatti rilevanti, come necrosi o sbiancamento sulle specie più vulnerabili, tra cui la gorgonia gialla Eunicella cavolini e il corallo Cladocora caespitosa, mentre continua ad aumentare la presenza di specie termofile e aliene come Caulerpa cylindracea. Queste temperature elevate hanno così esposto a un forte stress gli organismi che vivono sui fondali rocciosi.Il ricorso alla tecnica innovativa del Dna ambientale (eDna), che consente di rilevare la biodiversità attraverso le tracce genetiche rilasciate dagli organismi nell'ambiente, ha permesso inoltre di identificare numerose specie aliene non visibili durante i monitoraggi tradizionali, comprese specie come Sargassum thunbergii, Spongites yendoi, Griffithsia corallinoides e Phallusia nigra.Per questo Greenpeace ribadisce «la necessità di rafforzare la tutela del Mediterraneo sia attraverso una rete efficace di aree marine protette, sia mediante la riduzione delle emissioni di gas serra».Quello pubblicato è il sesto rapporto del progetto «Mare Caldo» di Greenpeace Italia, «nato nel 2019 grazie al contributo di Monica Montefalcone, professoressa di ecologia del Distav dell'Università degli Studi di Genova, tragicamente scomparsa lo scorso maggio con la figlia Giorgia e altri tre sub italiani durante un'immersione alle Maldive. Dedichiamo a lei questo lavoro» fa sapere la ong.