HomeSienaCronacaDal granchio blu al pesce pappagallo: come il mare sempre più caldo sta cambiando la fauna. Parla l’espertaLa professoressa Letizia Marsili spiega le conseguenze della tropicalizzazione del Mediterraneo. “L’acqua calda fa saltare gli equilibri tra specie”. Cambiamenti nella catena alimentare e migrazioni tra i principali effettiDalle autoctone alle aliene L’acqua calda fa saltare gli equilibri fra specie Un mare ’tropicale’ fra cambiamenti nella catena alimentare e migrazioni Soffre il mollusco bivalve, impazzano granchio blu, pesci pappagallo e coniglioRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciSiena, 25 luglio 2026 – Le conseguenze dell’acqua calda sulle specie marine: “Non tutte sono ugualmente vulnerabili al riscaldamento del mare – spiega la professoressa Letizia Marsili –. Le più esposte sono le specie endemiche del Mediterraneo, cioè quelle che vivono esclusivamente nel nostro mare e che, nel corso di migliaia di anni, si sono adattate alle sue condizioni ambientali. La professoressa Letizia Marsili
Per molte di loro è più difficile rispondere a cambiamenti così rapidi della temperatura. Perdere una specie endemica significa perdere un patrimonio naturale unico, che non esiste in nessun’altra parte del pianeta. Oltre agli habitat e agli organismi più sensibili, anche specie già minacciate, come Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo, rischiano di subire ulteriori pressioni: questa specie è stata decimata da un protozoo parassita e il cambiamento climatico potrebbe aumentarne la vulnerabilità. Anche alcuni pesci tipici delle acque più fresche possono ridurre la propria distribuzione o spostarsi verso profondità maggiori, mentre specie provenienti da aree tropicali o subtropicali trovano condizioni più favorevoli per espandersi nel Mediterraneo. Il cambiamento climatico può agire anche sui rapporti fra specie. Cetacei e tartarughe marine, ad esempio, possono risentirne indirettamente perché cambiano la distribuzione, l’abbondanza e la stagionalità delle loro prede, oltre agli habitat in cui si alimentano. Il rischio è la progressiva trasformazione della biodiversità mediterranea, con effetti che si propagano lungo l’intera rete alimentare e modificano equilibri ecologici costruiti in migliaia di anni di evoluzione”.









