La guerra in Iran28 luglio 2026 alle 00:36Donald Trump pronto a un nuovo attacco se dovessero fallire i colloqui
New York.
Donald Trump avverte: la pausa degli attacchi è stata decisa per dare una chance alla diplomazia, ma se fallisce è tutto pronto per un duro attacco all'Iran. Frustrato e all'angolo, il presidente appare sempre più "impantanato" in un conflitto che sta affondando anche il suo capo del Pentagono. La fiducia dei repubblicani e dei Maga nei confronti di Pete Hegseth sta infatti svanendo. Le trattative sono in corso e per facilitarle il commander-in-chief ha sospeso gli attacchi all'Iran dando una chance alla diplomazia. «Stiamo avendo colloqui proficui con l'Iran; vedremo cosa succederà. Ci sono buone probabilità che ne scaturisca qualcosa di concreto», ha detto Trump.
I negoziati puntano a rilanciare i contatti per la definizione di un accordo complessivo e, nell'immediato, per risolvere il nodo dello Stretto di Hormuz. Trump lo vuole aperto e tutti i costi costi per allentare la pressione sull'economia anche a fronte dei nuovi attacchi degli Houthi agli impianti petroliferi sauditi. L'Iran invece non sembra intenzionato a mollare. Il pugno duro di Teheran complica la partita per Trump, che appare - riporta il New York Times - sempre più "impantanato" in Iran. La sospensione degli attacchi concede ai mediatori la possibilità di rilanciare le trattative e, allo stesso tempo, permette a Trump di guadagnare tempo per valutare le sue prossime mosse. Un'operazione massiccia avrebbe delle significative ripercussioni sulla sua presidenza, già consumata dal conflitto. Un assaggio di quello che il commander-in-chief potrebbe decidere è arrivato dal suo social Truth, dove ha pubblicato una serie di foto create con l'intelligenza artificiale. In una ha simulato attacchi all'isola di Kharg, in un'altra è alla guida di una unità americana con indosso un cappellino rosso con la scritta Fafo, "fuck around and find out" in riferimento alla dottrina della sua amministrazione del "provaci e vedrai cosa succede". Minacce a cui i repubblicani guardano con apprensione, temendo una nuova escalation che potrebbe compromettere le già limitate chance alla elezioni di metà mandato.













