Il presidente americano ha sospeso l'attacco previsto per oggi: "Ero a un'ora dal colpirli". Teheran: "Non fate un altro errore strategico, pronti a tagliare la mano a Usa e Israele"

"Ero a un'ora dal colpire" l'Iran. Così il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti dal cantiere della 'ballroom' della Casa Bianca, all'indomani della sospensione dell'attacco previsto per oggi contro Teheran. Ma, avverte il tycoon, "potremmo dover colpire forte ancora un'altra volta. Non ne sono sicuro, lo sapremo presto".

Gli Stati Uniti hanno concesso alla Repubblica islamica "due-tre giorni, forse fino a venerdì o sabato o domenica, o inizio prossima settimana" per tornare al tavolo negoziale e trovare un accordo, ha detto ancora il presidente parlando di "un periodo di tempo limitato".

"Tutti mi dicono che la guerra con l'Iran non è popolare, ma io penso che lo sia eccome", ha aggiunto, continuando: "Non ho abbastanza tempo per spiegare la guerra alla gente. Sono troppo impegnato a portarla a termine"."Ci sono sviluppi positivi" nelle discussioni con l'Iran e "ho informato Israele" della decisione di concedere ulteriore tempo per raggiungere un accordo, aveva affermato ieri il leader Usa rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca e sottolineando che diversi leader arabi gli avevano chiesto di rinviare l'attacco pianificato contro l'Iran di "due o tre giorni".Attacco sospesoTrump ha spiegato che alcuni alleati in Medio Oriente gli avrebbero riferito che si è "molto vicini a raggiungere un accordo" che impedirebbe all’Iran di ottenere armi nucleari. "È uno sviluppo molto positivo, ma vedremo se alla fine porterà a qualcosa", ha aggiunto il presidente degli Usa, ricordando che "abbiamo totalmente distrutto le capacità militari" dell'Iran e "la leadership".Trump aveva annunciato su Truth Social di aver sospeso un attacco militare contro l'Iran previsto per oggi dopo una richiesta arrivata da alcuni dei principali leader del Golfo. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump, l'intervento militare è stato fermato su sollecitazione dell'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, che hanno chiesto di dare ancora un'opportunità al negoziato con Teheran.