TREVISO «Sono stati due anni e mezzo difficili. Ripercorre tutta la vicenda, ogni volta che andavo in tribunale o dalle forze dell’ordine, è stato doloroso. Come mi sento ora? Strana. Devo ancora realizzare tutto. Sarà come riappropriarmi della mia libertà. Lui? Mi auguro che rimanga in carcere. Deve pagare». Cristina T. fatica ancora a rendersene conto, ma quello di ieri è uno di quei giorni che marcherà un prima e un dopo nella sua vita. A inizio maggio la corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di ricorso presentata dal suo ex, rendendo definitiva la condanna nei suoi confronti a due anni e due mesi di reclusione per maltrattamenti.
La donna lo aveva denunciato a settembre 2023. Ieri mattina i carabinieri hanno eseguito il mandato d’arresto nei suoi confronti e hanno portato l’uomo in carcere. Cristina, che ieri è stata in via Cornarotta per restituire ai carabinieri il dispositivo anti-stalking, ora non più necessario, tira un sospiro di sollievo. Ma quella sensazione del doversi guardare sempre alle spalle farà fatica a scrollarsela di dosso. A raccontare la vicenda è la stessa Tronchin: «Questa mattina (ieri, ndr) ho ricevuto una telefonata dai carabinieri in cui mi invitavano a riconsegnare il dispositivo elettronico anti-stalking. Ce lo avevo ormai da quasi due anni e mezzo. Sono stati anni molto difficili. Rivivere la vicenda ogni volta fa male».Carlo Bramezza lascia Treviso: «Non è più sicura, dopo l’aggressione sono andato via. Non si può passeggiare con la paura» Il racconto A proposito del dispositivo collegato al braccialetto elettronico dell’ex, Cristina, che in passato ne aveva denunciato il malfunzionamento (anche a Le Iene), spiega: «Sono dei dispositivi sicuramente d’aiuto, ma hanno anche dei grossi limiti. Si scaricano in fretta, spesso non c’è copertura di segnale oppure, mi è capitato un paio di volte, vanno in “crash”». Ora che il suo ex è stato portato in carcere, però, quel dispositivo non le servirà più: «Come mi sento? Strana. Devo ancora realizzare tutto. L’anno scorso, in realtà, per due mesi ho avuto un assaggio di come si vive senza. Sarà come riappropriarmi della mia libertà. Anche se mi resterà comunque l’abitudine di guardarmi sempre alla spalle».Si può dire quindi che giustizia è stata fatta? Cristina sospira, ci pensa un attimo. «Devo ancora rendermene conto. Da una parte penso di sì. Dall’altra c’è aperta ancora tutta la questione dei risarcimenti. Lui? Mi auguro che rimanga in carcere. Credo debba pagare. E ritengo anche che le misure cautelative restrittive debbano andare rafforzate. E nei casi di codice rosso vanno tolte condizionali e sospensioni di pena». La considerazione è amara: «Difficilmente queste persone si recuperano. Se ho paura che lui possa farmi del male quando uscirà? Non lo so. Ho imparato a vivere alla giornata. Ma non gli conviene. Credo abbia capito che sono una che va fino in fondo».La costringe a lasciare il lavoro e a rifugiarsi dai genitori, stalker arrestato: aveva perseguitato anche la cugina della vittima L’appello Dal 55enne che ha dato fuoco alla casa dopo aver litigato con l’ex al 37enne che ha aggredito la compagna a Castelfranco, la cronaca degli ultimi giorni è stata macchiata dagli ennesimi episodi di violenza di genere. «Il clima politico non aiuta. Qualcuno ritiene che il reato di femminicidio sia una discriminazione “al contrario” - interviene Tronchin -. Io credo invece che ci sia ancora molto di sommerso. Il fatto che oggi se ne parli di più sicuramente spinge le persone a denunciare maggiormente».Perché questa è l’unica strada: «Alle donne dico “denunciate”. Per quanto difficile sia, è l’unica strada. Non andateci sole. Andate prima nei centri antiviolenza o dagli avvocati. Ma denunciate. Ci saranno momenti duri ma bisogna andare avanti fino in fondo». Nel frattempo, il difensore dell’uomo, l’avvocato Marcello Stellin, ha annunciato l’intenzione di chiedere i domiciliari per il suo assistito e, successivamente, l'ammissione all'affidamento in prova ai servizi sociali.






