Prato, 7 giugno 2026 – Ci sono ferite che il tempo aiuta a rimarginare, ma che non scompaiono mai del tutto. E poi ci sono ferite che si riaprono ogni volta che si entra in un’aula di tribunale, ogni volta che si ripercorrono ricordi che nessuno vorrebbe rivivere.

Per Martina Mucci, la giovane pratese brutalmente aggredita e sfregiata nel febbraio del 2021, la decisione della Cassazione rappresenta la fine di un lungo percorso giudiziario e umano. La Suprema Corte ha confermato le condanne per i tre imputati.

Emiliano Laurini, ex fidanzato della vittima e ritenuto il mandante dell’aggressione, dovrà scontare 9 anni di reclusione. Confermate anche le pene per Kevin Mingoia, considerato uno degli esecutori materiali, e per Mattia Schininà.

Martina assistita dagli avvocati Costanza Malerba (“Questo caso rappresenta un passaggio importante nell’interpretazione del reato di sfregio permanente del viso, riconoscendo l’impatto che una lesione di questo tipo può avere anche sull’identità e sulla vita relazionale della persona offesa”) e Federico Febbo (“C’è grande soddisfazione per l’esito processuale, pur trattandosi di una vicenda di enorme sofferenza”), oggi guarda avanti.

Cosa ha provato quando ha saputo che la Cassazione aveva confermato le condanne?