Prima le lacrime, poi l’orrore. Infine l’urlo disperato di una madre senza pace: «Bastardo, bastardo». Mentre sui monitor dell’aula 116 del nuovo palazzo di giustizia i consulenti della Procura mostrano le immagini di quel cranio fracassato a colpi di pietra, Enza Cossentino, la mamma di Martina Carbonaro, implora: «Basta, vi prego». La seconda sezione della Corte di assise sospende l’udienza per alcuni minuti. Tra lo sconcerto generale riecheggiano intanto le parole pronunciate in apertura da Alessio Tucci: «Non posso chiedere perdono perché non perdono nemmeno me stesso, ma mi dispiace per tutta questa situazione e non posso far altro che scusarmi con la famiglia. Per me è un incubo, penso a lei ogni giorno». Lacrime tardive, arrivate a più di un anno di distanza dalla trappola di cui si è reso protagonista all’interno del rudere dell’ex custode dello stadio «Moccia» di Afragola.

Le immagini choc Un omicidio brutale, innescato da un semplice rifiuto - la fine della loro relazione - e seguito da «un’azione lucida», secondo i periti della pubblica accusa, confermata «dal castello di macerie e masserizie per occultare il corpo». In udienza, a gelare l’aula, sono le relazioni dei consulenti ai quali la Procura aveva affidato l’esame autoptico e quello della scena del crimine. Quella che è venuta fuori è una deposizione da brividi. Nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2025 Martina Carbonaro e Alessio Tucci entrano nel rudere da una finestra non sigillata. Nel corridoio la quattordicenne viene aggredita a sangue freddo con una prima sassata. L’impatto è devastante, tanto che la ragazzina, da lì in avanti, non ha più alcuna reazione. L’ex fidanzato si accanisce con altri due colpi. Prende in braccio Martina e la sposta nella stanza che diventerà la sua tomba. Qui la vittima viene colpita per la quarta volta, ancora sulla testa, prima di essere sepolta viva sotto un cumulo di detriti. Il suo cuore smetterà di battere solo dopo un’ora di agonia.Martina Carbonaro uccisa dall'ex: Alessio Tucci in lacrime, «nessun perdono» ​Il pianto della madre della vittima: «Bastardo»Tucci, attuando la sua «azione lucida», dà seguito a un disperato tentativo di far sparire il cadavere. Sposta un armadio e lo getta addosso alla vittima, dopodiché la copre con materiali di risulta e masserizie. Prima di allontanarsi, trova la freddezza necessaria a mettere in pratica un ultimo escamotage: nascondere la visuale di eventuali passanti usando un materasso e posizionandolo in verticale tra il corpo e la porta di ingresso nella stanza. Poi la fuga, il reset del telefono e la messinscena durata fino al 28 maggio.Le scuse A tenere banco in apertura dell'udienza erano state le parole dell’imputato. Alessio Tucci, difeso dal penalista Mario Mangazzo, si è rivolto ai familiari della vittima con una dichiarazione spontanea: «Non c’è un solo giorno in cui non pensi a lei. Non l’ho mai minacciata e le volevo tantissimo bene. Sono però consapevole di quello che ho fatto e pagherò fino all’ultimo». Scuse respinte senza esitazione dai familiari di Martina. La mamma, accompagnata dal suo legale, l’avvocato Sergio Pisani, lasciando il tribunale si è rivolta con fermezza all’assassino: «Dio perdona, io no. L’ho guardato negli occhi sullo schermo, mentre parlava rideva. La verità è che l’ergastolo noi l’abbiamo già avuto». Martina Carbonaro, la madre Enza: «Non lo perdono, deve marcire all'inferno» Accanto al dolore dei familiari, resta compatto il fronte delle parti civili. Tra i banchi la Fondazione Polis, rappresentata dal penalista Gianmario Siani, il Comune di Afragola, assistito dall’avvocato Gaetano Inserra, e il Centro aiuto al minore, tutelato dall’avvocato Clara Niola. Ora riflettori puntati sulla prossima udienza. A settembre saranno sentite proprio Enza Cossentino e l’amica che per ultima ha visto Martina.