«Sono stati 15 anni di tortura psicologica. Aveva messo microfoni e telecamere dappertutto: non ero libera». Quanto denunciato ai carabinieri da una cinquantenne di Trecate ha portato sul banco degli imputati, in tribunale a Novara, l’ex compagno G.A., 55 anni: processato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi.
La vittima ha un’invalidità al 50% per problemi di dolori articolari e, costituitasi parte civile, ha ottenuto una provvisionale di 8 mila euro come risarcimento: «Dovevo stare perfino attenta a truccarmi e a vestirmi - ha raccontato in aula - perché, se ero troppo provocante, lui iniziava a insultarmi. Avevo paura a ribellarmi». La donna ha detto che all’inizio della loro relazione, durata dal 2003 al 2019, tutto andava bene: «Ero la sua principessa». Poi un crescendo di vessazioni, controlli, monitoraggi, insulti, e frasi minacciose come «Tu sei mia!»: «Ero vittima dal punto di vista psicologico ma ci sono state anche aggressioni fisiche; una volta mi ha sbattuta violentemente contro la porta, un’altra mi ha presa per i capelli». Al termine della relazione la donna ha seguito un percorso psicologico post-violenze.
Dal canto suo l’ex compagno ha negato ogni addebito; il suo difensore aveva chiesto l’assoluzione: «Non l’ho mai obbligata a fare nulla: anche i rapporti fra noi erano consenzienti. Ho la coscienza pulita perché non l’ho mai maltrattata. Non mi aspettavo davvero una denuncia».









