TREVISO - È scoppiata in lacrime alla fine della sentenza, l’infermiera 30enne di origini macedoni che aveva accusato il marito e i suoceri di maltrattamenti. Al termine del processo di primo grado che vedeva i tre chiamati in causa, anch’essi tutti macedoni, il marito è stato condannato a nove di carcere per maltrattamenti e violenza sessuale aggravata, con la perdita della patria potestà. I genitori dell’uomo, invece, sono stati assolti. Nel loro caso, il fatto non sussiste. Anche se il caso non sembra essere finito qui.
Tutto era iniziato nel 2013 quando la donna era stata costretta a sposare il marito 40enne, per volere della tradizione religiosa di cui entrambi fanno parte. Un matrimonio combinato in Macedonia che però si è rivelato un inferno non appena messo piede nella Marca appena tre mesi dopo il sì. Un incubo per lei e i suoi tre figli. Tanto che nel 2021 è stata formalizzata la denuncia per ripetuti maltrattamenti e violenze nei suoi confronti, anche davanti ai bambini. Oltre a questo, la 30enne doveva osservare regole stringenti che, non solo il marito, ma anche i suoceri le avrebbero imposto: tra queste, l'impossibilità di uscire tranne per poter raggiungere il luogo di lavoro, una residenza per anziani dove lavorava come infermiera. Il marito avrebbe inoltre sottratto alla moglie il denaro che aveva guadagnato lavorando nella rsa.








