TREVISO - Nonostante la riqualificazione del fatto da violenza sessuale ad atti sessuali con un minorenne, aggravati dal vincolo di parentela, una mamma di 38 anni, difesa dall’avvocato Andrea Da Roit (che ha già annunciato ricorso in appello, ndr), è stata condannata ieri dalla corte d’assise del tribunale i Treviso a 4 anni di reclusione (il pubblico ministero Michele Permunian ne aveva chiesti 6, ndr) ma soprattutto ad altrettanti di misura di sicurezza. Quale dovrà essere sarà deciso a pena definitiva, ma tutto fa pensare a un percorso di cura di natura psichiatrica visto che la donna, giudicata capace di intendere e volere al momento dei fatti e capace di sostenere un processo, soffre di un disturbo borderline di personalità che ne cancella i freni inibitori. Non solo: i due giudici togati e i sei popolari hanno condannato la donna anche al pagamento di una provvisionale di 30mila euro al figlio e di 5mila all’ex marito, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Aloma Piazza. Le è stata tolta anche la responsabilità genitoriale.

La vicenda, avvenuta in un Comune dell'immediato hinterland di Treviso, si inserisce in un contesto familiare non propriamente idilliaco provocato dalla decisione dei genitori di troncare la loro relazione ma di continuare a vivere sotto lo stesso tetto per il bene del bambino. Quel precario ménage familiare, però, è stato sconvolto da quello che l’uomo ha visto una sera dell’estate 2022. Era uscito un paio di minuti di casa per mettere fuori i bidoni della raccolta differenziata e al suo rientro aveva trovato l’ex moglie, in biancheria intima, sul divano mentre toccava il figlio di 4 anni. Una scena inequivocabile secondo l’uomo. La sua prima reazione non è stata quella di fermare l’atto, ma di salire in camera, prendere il cellulare e filmare la scena: «Nessuno mi avrebbe creduto» ha raccontato in aula durante il processo, che si è celebrato a porte chiuse. Dopo aver ripreso per 12 secondi, ha strappato il figlio dalle braccia della madre ed è corso a denunciarla ai carabinieri con la “prova regina” in mano.